Possibile relazione tra infertilità e varianti di predisposizione al cancro

Da uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction Open è emerso che un uomo su 15 con insufficienza spermatogenica era portatore di varianti germinali in geni di suscettibilità al cancro

Infertilità maschile non altrimenti spiegabile e varianti germinali di predisposizione al cancro sembrerebbero avere un legame a doppio filo. A suggerirlo è uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Tartu, in Estonia, pubblicato di recente sulla rivista Human Reproduction Open. I ricercatori hanno studiato più di 500 uomini non fertili ed evidenziato che questi presentavano oltre cinque volte di più varianti ereditarie di predisposizione ai tumori rispetto agli uomini fertili.

I test genetici sugli uomini non fertili

Precedenti studi epidemiologici hanno rivelato che gli uomini con un basso numero di spermatozoi, ma anche i loro parenti, hanno un rischio maggiore di sviluppare il cancro nel corso della vita. Partendo da questa osservazione, i recervatori estoni hanno cercato di capire se questa associazione potesse essere legata alla presenza di una predisposizione genetica ai tumori.

In collaborazione con la clinica di andrologia del Tartu University Hospital, è stata analizzata in maniera retrospettiva la possibile presenza di varianti germinali in 157 geni di suscettibilità al cancro in 522 uomini infertili e 323 uomini fertili reclutati nella coorte ESTonian ANDrology (ESTAND).

Relazione tra infertilità e geni di predisposizione al cancro

Gli uomini infertili presentavano un carico quasi 5 volte superiore di varianti germinali (36 casi su 522, 6,9%) rispetto ai soggetti fertili (5 su 323, 1,5%) che riguardavano oltre 24 geni di suscettibilità al cancro. La prevalenza di varianti germinali non era significativamente diversa tra i pazienti senza spermatozoi nel liquido seminale e quelli che ne presentavano un numero inferiore rispetto alla norma. Inoltre, al momento dello studio, a sei uomini portatori di varianti ereditarie era stato diagnosticato un tumore. Familiari affetti da cancro sono stati documentati per 10 dei 14 casi con dati sanitari genealogici disponibili.

Quasi la metà degli uomini infertili con varianti germinali (17 su 36) presentava alterazioni nei geni appartenenti alla via dell’anemia di Fanconi, coinvolti nel mantenimento dell’integrità genomica durante la divisione cellulare (mitosi e meiosi), nella riparazione del DNA e nei legami incrociati tra i filamenti di DNA. Nel complesso, i geni BRCA2 e FANCM sono stati quelli più spesso interessati (cinque soggetti per gene).

«Abbiamo scoperto che tra gli uomini sterili, uno ogni 15 era portatore di una variante genetica predisponente ai tumori, rispetto a uno su 64 uomini fertili – fa notare Anu Valkna, ricercatore presso la Cattedra di Genetica umana dell’Università di Tartu e uno degli autori dello studio -. Questo potrebbe spiegare perché gli uomini sterili hanno un rischio di cancro più elevato: hanno già una predisposizione genetica che rende il corpo più suscettibile a sviluppare tumori».

Limitazioni e implicazioni

Sebbene interessante, il nuovo studio presenta alcune limitazioni, come sottolineano gli stessi autori. Tutti i partecipanti reclutati erano di origine europea bianca e vivevano in Estonia. Pertanto, i risultati potrebbero non essere applicabili ad altri gruppi etnici. Inoltre, a causa della giovane età dei partecipanti allo studio (età media 34,4 anni), non è stato possibile valutare la reale incidenza del cancro nel corso della vita, mentre l’assenza di dati genetici relativi ai membri della famiglia ha precluso la valutazione della natura ereditaria delle varianti.

«In genere gli uomini cercano assistenza medica per l’infertilità in età più giovane rispetto alla diagnosi del cancro ereditario. Pertanto, l’identificazione precoce dei pazienti predisposti nelle cliniche andrologiche, dove la diagnostica molecolare si sta lentamente diffondendo, potrebbe offrire la possibilità di mettere in atto strategie di sorveglianza multidisciplinari e interventi precoci, migliorando potenzialmente la prognosi. Inoltre, poiché alcune sindromi tumorali ereditarie tendono a colpire di più i membri femminili della famiglia, un’ulteriore identificazione dei soggetti a rischio con test genetici a cascata offrirebbe un valore clinico aggiunto a queste famiglie» conclude Valkna.

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