Nasce all’IEO un servizio per il recupero delle difficoltà cognitive legate al cancro

Avviato all’Istituto Europeo di Oncologia un programma di valutazione e riabilitazione neuropsicologica per contrastare il fenomeno “chemo brain”

Più di 7 pazienti oncologici su 10 sviluppano il fenomeno noto come “chemo brain”, caratterizzato da un insieme di disturbi di attenzione, memoria e concentrazione legati alle terapie e alla malattia oncologica stessa. Per aiutarli a superare queste difficoltà cognitive che possono minare la qualità di vita è stato appena attivato il primo Percorso di valutazione e riabilitazione neuropsicologica in Italia, ideato dalla Divisione di psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e diretto dalla professoressa Gabriella Pravettoni. Ne parliamo con Roberto Grasso, uno dei neuropsicologici di IEO, attivamente coinvolto nel percorso.

Roberto Grasso

Il nuovo Servizio

Le patologie e le terapie oncologiche, come chemioterapia, immunoterapia e radioterapia, possono influire temporaneamente sulle capacità cognitive, causando disturbi di memoria, scarsa concentrazione, affaticamento mentale e rallentamento nei processi decisionali

«Già da alcuni mesi, per andare incontro alle richieste di pazienti interni all’Istituto che lamentavano difficoltà cognitive, abbiamo iniziato a fare delle consulenze e a proporre strategie di riabilitazione – premette Grasso -. Poi, visto il successo dell’iniziativa e l’aumentare delle richieste, abbiamo deciso di ufficializzare il Percorso di valutazione e riabilitazione neuropsicologica. Il paziente interno può accedervi con una richiesta medica come per il consulto psiconcologico, mentre quello esterno, o che è stato dimesso, può accedere attraverso la segreteria (unita.psiconcologia@ieo.it). L’ambulatorio non è convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, ma abbiamo fatto il possibile per renderlo accessibile a prezzi contenuti».

La valutazione neuropsicologica

Il percorso è in due step e inizia con una valutazione approfondita delle funzioni cognitive con test neuropsicologici standardizzati per esaminare la memoria a breve e lungo termine, la capacità di attenzione e concentrazione, il linguaggio e le funzioni comunicative, le funzioni esecutive (pianificazione, organizzazione e problem solving) e le abilità visuo-spaziali.

«La valutazione neuropsicologica viene fatta da un neuropsicologo in presenza e dura circa un’ora e mezza. L’obiettivo è individuare le aree più deficitarie e verifare se c’è una corrispondenza con le percezioni riferite dai pazienti – spiega Grasso -. Una volta ricevuti i risultati dei test, si condivide il referto con il paziente che può decidere se intraprendere o meno un percorso personalizzato per allenare le aree più deficitare e mettere in atto strategie compensative».

La fase riabilitativa

La riabilitazione neuropsicologica prevede 10 o 20 sessioni della durata di circa 40 minuti, da svolgere ogni due o tre giorni per non sovraccaricare troppo ol cervello che, come un muscolo, va allenato con regolarità, ma lasciandogli il tempo di recuparare tra una sessione e l’altra.

«Le sedute di riabilitazione possono essere svolte in presenza o da remoto, per agevolare i pazienti che hanno difficoltà a raggiungere l’Istituto – riferisce Grasso -. In questa fase del percorso vengono svolti esercizi pratici, con focus sulle aree deficitarie individuate durante la valutazione. Per esempio, se il paziente ha problemi di memoria, esistono attività specifiche da svolgere o con carta e matita o con strumenti tecnologici. Tra questi, riscuotono grande successo i training cognitivi computerizzati, cioè giochi basati su test neuropsicologici che permettono di rafforzare e compensare i domini in modo ludico. Possono accedere al percorso riabilitativo anche i pazienti nei quali i test neuropsicologici non hanno evidenziato i deficit percepiti dai pazienti. In questi casi si può avviare un percorso di potenziamento cognitivo per allenare le diverse aree cerebrali».

Attività di ricerca

I disagi cognitivi associati ai tumori e alle terapie oncologiche, così come quelli psicologici, sono spesso trascurati, dimenticando che possono avere un impatto molto rilevante sulla vita delle persone. Il nuovo ambulatorio vuole cercare di colmare questa lacuna, ma allo stesso tempo approfondire le conoscenze in questo ambito attraverso la ricerca, come segnala Grasso. «Stiamo portando avanti diversi progetti di ricerca. Per esempio stiamo facendo una validazione degli strumenti neuropsicologici nella popolazione oncologica. Inoltre stiamo valutando con la risonanza magnetica funzionale le aree cerebrali associate a diversi deficit cognitive in pazienti con tumore al seno. Infine stiamo iniziando dei protocolli per rafforzare le funzioni cognitive con strumenti di neurostimolazione (DCS), che già utilizziamo per il dolore oncologico in altri progetti che sono stati finanziati all’interno dell’Istituto. Di recente abbiamo anche partecipato, come unico gruppo italiano, a un grande congresso internazionale, tenutosi di recente a Caen, dedicato ai sintomi cognitivi in ambito oncologico e abbiamo presentato i nostri dati preliminari».

Antonella Sparvoli

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