Screening con la risonanza magnetica per le donne con familiarità per il tumore al seno

Secondo uno studio olandese i controlli ogni 18 mesi nelle donne con una storia familiare di malattia rappresentano una strategia di sorveglianza efficace per ridurre la mortalità, con benefici anche sul piano economico

La risonanza magnetica potrebbe rappresentare una valida strategia di screening per le donne che, pur non avendo una mutazione germinale nei geni più spesso correlati al tumore al seno (Brca1, Brca2 e Tp53), presentano una familiarità per la malattia. A suggerirlo è uno studio olandese, pubblicato di recente su Jama Oncology (
https://jamanetwork.com/journals/jamaoncology/fullarticle/2768633), condotto con l’obiettivo di stabilire il rapporto costo-efficacia di questa metodica di indagine.

L’analisi economica

I ricercatori olandesi hanno utilizzato un modello di microsimulazione per analizzare i costi e l’efficacia dello screening con la risonanza magnetica su una coorte di 10 milioni di donne con un rischio familiare di tumore al seno di almeno il 20 per cento e un range di età molto ampio, dai 25 anni in poi. Ebbene i dati raccolti mostrano che l’esecuzione della risonanza ogni 18 mesi nelle donne con un’età compresa tra i 35 e i 60 anni, seguite nell’ambito di un programma di screening nazionale, può rappresentare una strategia di screening con un rapporto costo-efficacia ottimale. Simili risultati sono stati ottenuti con un programma di controlli annuali in cui si alternino risonanza magnetica e mammografia.
“Il modello economico che abbiamo utilizzato mostra che l’identificazione, grazie alla risonanza magnetica, di più tumori in fase precoce e meno in fase avanzata potrebbe essere una strategia valida anche dal punto di vista economico per ridurre la mortalità per tumore al seno nonostante il rischio di sovradiagnosi e il costo maggiore della risonanza rispetto alla mammografia” osserva il primo autore dello studio, Amarens Geuzinge dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, nei Paesi Bassi.

Risonanza magnetica

Attualmente la risonanza magnetica viene utilizzata come metodica di screening solo in casi selezionati. Essa permette di identificare anche noduli molto piccoli, spesso non percettibili alla palpazione e invisibili con le metodiche tradizionali. In genere vi si ricorre, in aggiunta alla mammografia, nelle donne con un aumentato rischio di tumore al seno per la presenza di mutazioni germinali (in particolare nei geni Brca 1 o Brca 2) o per altri fattori (età, stile di vita, storia ormonale), nei casi in cui la paziente abbia una storia personale di carcinoma duttale in situ, lobulare in situ, iperplasia duttale atipica o iperplasia lobulare atipica nonché in presenza di mammelle particolarmente dense.
Il problema di questa metodica, come fanno notare gli stessi ricercatori olandesi, è che può dare falsi positivi, identificando come tumori formazioni in realtà benigne. Tuttavia il nuovo studio rimarca anche l’importanza di istituire protocolli di sorveglianza personalizzati rispetto al rischio personale.

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