Prostata: mutazioni del tumore primario per orientare le terapie

Un breve report pubblicato su JAMA Oncology segnala che lo stato mutazionale dei geni di riparazione del DNA nel cancro avanzato alla prostata può essere valutato con precisione sequenziando i campioni primari della prostata

E’ possibile valutare accuratamente lo stato mutazionale dei geni di riparazione del DNA nel carcinoma prostatico avanzato mediante il sequenziamento di campioni del tumore primario? Questa è la domanda che si sono posti alcuni ricercatori statunitensi, guidati da Bruce Montgomery della Divisione di oncologia dell’University of Washington di Seattle, autori di un breve report pubblicato su JAMA Oncology. Ebbene dall’analisi di campioni primari di tessuto tumorale e di campioni accoppiati di DNA circolante privo di cellule e/o tessuto metastatico di 51 uomini, è emerso che in effetti le alterazioni geniche nei geni di riparazione del DNA presenti presentavano un’elevata concordanza, di almeno l’84 per cento. Ciò significa che sequenziare il DNA del tumore primario potrebbe essere un mezzo accurato per valutare lo stato delle alterazioni nei geni di riparazione del DNA utilizzabili negli uomini con malattia metastatica al fine di orientare meglio le terapie.

Stato mutazionale e terapie

Di recente si stanno affacciando nuove promettenti strategie nella medicina di precisione per il trattamento dei tumori avanzati della prostata. Basta pensare all’impiego dei farmaci PARP inibitori, come Rucaparib e Olaparib, nei pazienti con mutazioni nei geni di riparazione della ricombinazione omologa, tra cui rientrano BRCA1 e BRCA2. Per questo motivo, è molto importante comprendere il panorama somatico del carcinoma prostatico metastatico in modo da poter selezionare terapie appropriate. “Tradizionalmente si è fatto riferimento alle biopsie metastatiche per valutare le mutazioni somatiche e se i pazienti potessero essere candidati per approcci di medicina di precisione – osserva Michael Schweizer, primo autore della nuova ricerca -. Tuttavia, nel carcinoma prostatico, il sequenziamento somatico del tessuto metastatico è spesso difficoltoso. In alternativa, potrebbe essere usata la biopsia liquida come fonte di materiale genomico per il sequenziamento di nuova generazione (next generation sequencing), anche se può portare a falsi negativi e/o risultati equivoci in pazienti con basso carico di malattia. I dati che abbiamo raccolto suggeriscono che nei pazienti che non hanno tessuto metastatico facilmente accessibile o con esiti incerti del sequenziamento del DNA privo di cellule, si potrebbe valutare l’utilizzo del tessuto del tumore primario d’archivio come fonte per il sequenziamento per valutare le mutazioni “actionable” nella maggior parte degli uomini con carcinoma prostatico avanzato”.

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