Tumore al seno metastatico: terapia target triplica la sopravvivenza

Secondo uno studio presentato al Congresso dell’Esmo l’uso dell’anticorpo monoclonale coniugato trastuzumab deruxtecan nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico Her2+ consente di ridurre il rischio di progressione della malattia o di morte del 72% rispetto alla terapia standard

Uno studio presentato al recente congresso della Società Europa di Oncologia Medica (Esmo 2021) apre nuove prospettive per le donne con tumore al seno avanzato Her2+.  Dalla ricerca di fase III, denominata Destiny Breast-03, è infatti emerso che il ricorso all’anticorpo monoclonale coniugato trastuzumab deruxtecan consente di ridurre il rischio di progressione della malattia e di decesso di ben il 72% rispetto a trastuzumab emtansine, il trattamento attualmente approvato in questa tipologia di tumori precedentemente trattati con trastuzumab e taxano.

Sopravvivenza: confronto tra le terapie target

Il nuovo anticorpo monoclonale coniugato oltre ad aver promosso una riduzione maggiore del rischio di progressione della malattia e morte rispetto a trastuzumab emtansine, ha avuto un forte impatto anche sulla sopravvivenza libera da progressione e su quella globale. In particolare le pazienti trattate con trastuzumab deruxtecan hanno ottenuto un miglioramento di tre volte e mezza maggiore con una sopravvivenza di 25,1 mesi rispetto ai 7,2 mesi ottenibili con la terapia attuale. Non solo: è stato osservato un consistente beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione nei sottogruppi chiave di pazienti trattate con trastuzumab deruxtecan, comprese quelle con storia di metastasi cerebrali stabili. Sul fronte della sopravvivenza globale, lo studio evidenzia infine quasi tutte le pazienti trattate con trastuzumab deruxtecan erano vive a un anno, ovvero il 94,1% rispetto all’85,9% di quelle trattate con rastuzumab emtansine.

Le prospettive

“Il beneficio osservato è di un’entità mai riscontrata prima nel carcinoma mammario. Non solo cambierà lo standard di cura, ma dimostra l’enorme potenziale di questa classe di farmaci a target molecolare, le cui prospettive appaiono brillanti sia in termini di utilizzo in fase sempre più precoce, sia in termini di sviluppo di nuove molecole all’interno della stessa classe”, commenta Giampaolo Bianchini, responsabile del Gruppo Mammella, IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, il centro che in Italia ha arruolato il maggior numero di pazienti nello studio Destiny Breast-03.

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