Prevenzione personalizzata per le donne con la sindrome di Lynch

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open suggerisce la possibilità di personalizzare le strategie preventive dei tumori ginecologici associati a questa sindrome in relazione al gene mutato

Oltre ad aumentare il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto, la sindrome di Lynch è associata anche a un maggior rischio di alcuni tumori ginecologici, in particolare dell’endometrio e, in misura minore, dell’ovaio. Questo rischio varia a seconda del gene coinvolto, ma le attuali linee guida inerenti le strategie preventive non ne tengono conto. Tuttavia uno studio pubblicato di recente su JAMA Network Open segnala i possibili vantaggi, anche in termini di costo-efficacia, qualora venissero adottati nuovi criteri che tengano conto del genotipo.

Geni associati alla sindrome di Lynch

La sindrome di Lynch è dovuta alla presenza di varianti patogenetiche (mutazioni) germinali nei geni del sistema di mismatch repair, coinvolti nella riparazione di alcuni errori generati durante la replicazione del DNA. I principali geni chiamati in causa sono quattro, ovvero MLH1, MSH2, MSH6 e PMS2. Oggi la strategia di prevenzione ginecologica adottata nelle donne con mutazioni in questi geni è univoca, non tiene quindi conto dello specifico gene mutato e del rischio ad esso associato. Per questo motivo, gli attuali criteri potrebbero rivelarsi quasi più dannosi che benefici in alcuni sottogruppi di pazienti, come coloro che presentano una forma meno aggressiva, per esempio le donne con varianti nel gene PMS2. Da qui l’idea degli autori dello studio di creare un modello in grado di dare indicazioni specifiche a ogni donna, in relazione al gene mutato. A questo scopo gli studiosi hanno sviluppato una sorta di algoritmo, tenendo conto della storia naturale del tumore dell’endometrio e dell’ovaio in relazione al genotipo per valutare l’efficacia delle diverse strategie preventive, dalla salpingo-ovariectomia profilattica bilaterale alla rimozione di tube e ovaie in due tempi (approccio già in parte sperimentato nella sindrome del tumore ereditario della mammella e dell’ovaio, associata a varianti patogenetiche nei geni BRCA1 e 2). Per fare ciò sono stati presi in esame i dati relativi ai tumori ginecologici in donne con la sindrome di Lynch, con un’età compresa tra i 25 e i 75 anni o più.

Genotipi e prevenzione

I risultati del nuovo studio suggeriscono che le strategie preventive gene-specifiche possano essere giustificate in termini di costo-efficacia. In particolare è emerso che la salpingo-ovariectomia profilattica bilaterale potrebbe essere giustificata all’età di 40 anni nelle donne con varianti patogenetiche nel gene MSH2, mentre nelle donne con mutazioni nei geni MLH1 e MSH6 potrebbe avere maggior senso ricorrere al nuovo approccio chirurgico in due tempi con rimozione delle tube a 40 anni e ovariectomia ritardata per evitare la menopausa precoce. Infine nelle donne con varianti nel gene PMS2 la salpingo-ovariectomia potrebbe essere posticipata fino ai 50 anni.

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