Malnutrizione nei pazienti oncologici

Un’indagine italiana ne sottolinea le ricadute negative, dalla prognosi infausta alla ridotta tolleranza e compliance ai trattamenti. Occorre migliorare la presa in carico nutrizionale dei malati

La malnutrizione è molto comune nei malati di cancro sia come conseguenza della malattia stessa sia come effetto collaterale del trattamento per il tumore. Il problema tocca gran parte dei pazienti, ma a risentirne di più sono coloro che hanno tumori del tratto gastrointestinale, del pancreas e di testa-collo. Sebbene non manchino gli strumenti per contrastare la malnutrizione, c’è però ancora una scarsa consapevolezza dell’impatto negativo che le alterazioni nutrizionali possano avere sulla qualità di vita e sul successo terapeutico. La denuncia viene Maurizio Muscaritoli, professore ordinario di Medicina interna presso il Dipartimento di medicina traslazionale e di precisione dell’Università La Sapienza di Roma, primo autore di un’indagine sul tema, pubblicata sulla rivista Frontieres in Oncology. Dallo studio è infatti emerso che la malnutrizione dei malati di cancro rimane, almeno in parte, un’esigenza medica insoddisfatta. 

Il sondaggio

L’indagine ha visto il coinvolgimento di 300 medici oncologi che gestivano pazienti affetti da tumori del tratto gastrointestinale, del pancreas e di testa-collo e a rischio di malnutrizione, durante la chemioterapia/radioterapia. I dati raccolti hanno evidenziato che ben il 51% dei medici non ha potuto iniziare trattamenti farmacologici per la malattia di base a causa delle condizioni di malnutrizione dei propri pazienti.

«I risultati dell’indagine indicano che la quasi totalità degli intervistati è consapevole dei problemi nutritivo-metabolici che un malato di cancro potrebbe incontrare e dell’importanza di un’alimentazione adeguata durante la terapia oncologica. Tuttavia, i dati risultanti da questa indagine evidenziano che il supporto nutrizionale non è ancora completamente gestito coerentemente con le evidenze e le linee guida disponibili» osservano gli autori dello studio.

Le ricadute negative della malnutrizione

Sono diverse le conseguenze associate alla malnutrizione dei pazienti oncologici. Tra queste sono senz’altro da annoverare la prognosi sfavorevole, la ridotta sopravvivenza, l’aumento della tossicità della terapia, la ridotta tolleranza e compliance ai trattamenti nonché la ridotta risposta ai farmaci antineoplastici. Le linee guida emanate dal Ministero della Salute nel 2017, le più recenti linee guida ESPEN e lo studio PreMiO hanno purtroppo evidenziato un supporto nutrizionale inadeguato nei pazienti oncologici sin dalla loro prima visita. Senza contare, come evidenzia anche l’indagine, che oggi esiste anche un importante divario nell’accesso alle cure nutrizionali: un malato oncologico nel nord ha più probabilità di avere accesso ai trattamenti nutrizionali di quanto non succeda nel centro-sud.

Supporto nutrizionale e percorsi

In Italia ci sono solo poche unità multidisciplinari che prevedono all’interno la figura del nutrizionista con un PDTA strutturato e attivo. A fronte di questo dato di fatto, lo studio sottolinea l’importanza dell’attuazione di un supporto nutrizionale, di attività fisica e psicologica all’assistenza oncologica nelle unità ospedaliere attraverso la creazione di équipe multidisciplinari e l’applicazione di linee guida pertinenti. «I risultati dell’indagine che abbiamo descritto evidenziano l’urgenza di strategie da adottare per una valutazione precoce dello stato nutrizionale nei pazienti oncologici e per l’attuazione di un approccio nutrizionale e metabolico parallelo. Le differenze osservate tra le aree geografiche non solo suggeriscono che l’accesso alle cure nutrizionali per i malati di cancro è tutt’altro che omogeneo, ma implicano anche che l’intensità delle misure correttive (es. attività educative) dovrebbe essere diversa a seconda delle diverse regioni italiane affinché un numero maggiore di pazienti possa beneficiare di cure oncologiche ottimali» concludono gli autori dell’indagine.

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