Li-Fraumeni: biopsia liquida per la diagnosi precoce di cancro

Sindrome di Li-Fraumeni e biopsia liquida

Presentati al congresso dell’American College of Medical Genetics and Genomics i risultati di uno studio sull’uso del DNA circolante per identificare subito eventuali tumori associati alla sindrome

Uno studio presentato al congresso annuale dell’American College of Medical Gentics and Genomics suggerisce che l’analisi del DNA circolante (cell-free) nel sangue di pazienti con la sindrome di Li-Fraumeni possa rilevare i primi segni di eventuali tumori associati alla malattia. La sindrome di Li-Fraumeni è una condizione ereditaria che predispone a un rischio elevato di sviluppare neoplasie durante tutto il corso della vita. Essa è per lo più causata da mutazioni germinali del gene oncosoppressore TP53, che possono anticipare l’insorgenza del cancro di oltre 30 anni.

Pazienti sotto sorveglianza

Di norma chi scopre di avere la sindrome di Li-Fraumeni segue un programma di sorveglianza clinica aggressivo in modo tale da identificare un eventuale tumore in fase precoce e migliorare così la sopravvivenza. I pazienti devono quindi sottoporsi a cadenza regolare a esami fisici, del sangue, di imaging, endoscopie e/o biopsie, con ricadute negative sulla qualità di vita. L’uso della biopsia liquida, come fanno notare gli autori del nuovo studio, potrebbe “alleggerire” molto i pazienti.

«La strategia che abbiamo esplorato rappresenta un nuovo approccio, completo, non invasivo e sensibile, per la gestione dei pazienti con la sindrome di Li-Fraumeni» osserva Derek Wong, uno degli autori dello studio, ricercatore presso il Princess Margaret Cancer Center di Toronto.

Lo studio del DNA circolante

Per il loro studio, i ricercatori del consorzio “cfDNA in Hereditary and high-risk malignencies” (CHARM) e del Terry Fox Li-Fraumeni Syndrome New Frontiers Program Project, hanno utilizzato il sequenziamento superficiale dell’intero genoma (shallow genome sequencing o sGS), l’immunoprecipitazione del DNA metilato circolante (cell-free methylated DNA immunoprecipitation o cfMeDIP) e il sequenziamento genico mirato su un pannello di geni specifico (i pannelli mirati contengono un insieme selezionato di geni o regioni geniche che hanno associazioni note o sospette con la malattia). Gli studiosi hanno raccolto oltre 160 campioni di plasma sanguigno di 55 adulti e 36 bambini con sindrome di Li-Fraumeni e, ad oggi, hanno sequenziato 53 campioni con pannelli mirati, 96 con la tecnica di sGS e 96 con la metodica cfMeDIP.

Strategie combinate

Il ricorso a diverse metodiche per analizzare il DNA circolante ha dato risultati incoraggianti, sebbene siano emerse delle limitazioni legate al basso segnale del tumore. «Tuttavia – fa notare Wong – l’integrazione di analisi biologiche indipendenti come lo studio del genoma, dei frammenti di DNA rilevati nei campioni e della metilazione del DNA potrebbero aiutare a superare questa difficoltà». Proprio per questo motivo i ricercatori stanno cercando di sviluppare una sorta strumento di classificazione integrato in grado di tenere conto delle mutazioni rilevate nel DNA circolante, del numero di copie, dei frammenti di DNA e delle caratteristiche di metilazione, nonché dei profili delle varianti germinali, della storia clinica e della storia familiare. Stanno anche lavorando per dare il via a una sperimentazione clinica correlata con possibili ricadute positive per i partecipanti.

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